Queste tele recenti che Daniele Oppi presenta presso la Galleria Agrifoglio, in via Montenapoleone 21, segnano un "ritorno", come si dice. Difatti Oppi, pur senza mai smettere di dipingere, si è occupato per anni di molte altre cose nella sua cascina del Guado, sul Ticino vicino a Robecchetto. Il suo rapporto con la politica, con la necessità di impegnarsi e di fare concretamente qualcosa contribuendo alla crescita della democrazia e della partecipazione, lo avevano in qualche modo allontanato, se non dalla pittura, almeno dal "mestiere" di pittore. E si era dedicato a mettere in piedi una straordinaria officina didee e di cose sul piano della comunicazione di massa, da numerosissimi giornali e pubblicazioni locali a laboratori di serigrafia ed a momenti diversi di animazione culturale. Oggi tutte queste iniziative camminano con le loro gambe (il Guado è stato per molti giovani della zona una vera e propria scuola) e Oppi torna a presentare i suoi quadri. Si tratta, in qualche modo, di "paesaggi dellanimo": tele in cui un passato sentimento della realtà, tutto poetico e interiore, si organizza nella confluenza di elementi organici e minerali. Ma sono, anche, tele inquietanti. Percorse come da un brivido costante, da un allarme sospeso e indefinito, esse suggeriscono con grande efficacia stati danimo, presenze psicologiche assai attuali e straordinariamente vivide.
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| I grandi corrugamenti della crosta terreste e le degradazioni tettoniche sembrano entrare in campo nelle opere di Daniele Oppi (Galleria LAgrifoglio, Milano): certo, lo scenario apocalittico e i paesaggi vertiginosi, evocati con uno stile allusivo e puntuale al tempo stesso sono la proiezione di fantasmi interni e la testimonianza di emotività (luomo vi compare negli ambigui antropomorfismi della natura) portate allo spasimo.
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| La sicurezza di un visionario, la coscienza di un uomo del suo tempo,scriveva nel 1970 Casimiro de Mendoça a proposito della pittura di Daniele Oppi. Laffermazione potrebbe apparire impropria, certamente e reversibile: la coscienza di un visionario, la sicurezza di un uomo del suo tempo Ovverosia la certezza di una crisi, e la necessità di esorcizzarla. Nella stupefazione del visionario, nellimpazienza romantica che la provoca, nellurto tra il desiderio immaginativo e la riduzione razionale,in quelloscillazione continua tra utopia e profezia che sempre si manifesta in condizioni di raccordo discorde estetica socialità, non è labbandono a predominare: la rinuncia, il segno della fuga, attengono caso mai, più o meno consapevolmente, allatteggiamento normativo, alla pittura esplicita, allarte indolore.Malgrado le apparenze, il visionario è un dialettico: la sua componente profetica non potrebbe prefigurare se no si fondasse sullesperienza del passato messa in costante relazione con il presente. La pittura di Oppi, nella sua palese irritazione, è tanto visionaria quanto lucida per ciò che riguarda la condizione delluomo. Dunque non estatica, piuttosto toccata da una paura (non da un tremore), che si manifesta - qui e in esempi più lontani - per sollecitazioni di tipo espressionistico. E allo stesso modo in cui sembra evitare la cronaca per affrontare il senso della storia, si direbbe non considerare lindividuo in quanto tale ma la folla, il gruppo, le correlazioni interne. Talvolta fino al racconto. A differenza di quanto accadeva nelle sue prove passate, frammenti ravvicinati di drammatiche metamorfosi in atto ( strane forme di macchine minacciose che straziano ... la realtà organica della natura , secondo De Micheli, 1970 ), la pittura attuale di Oppi prende le distanze dalloggetto singolo, dal particolare portato in primo piano e indagato minuziosamente lasciandone emergere una sostanza di terrore, e dilata il paesaggio, dispone uno scenario allargato (ancora un particolare sebbene più leggibile). E in questo spazio immette un viluppo di figure brulicanti, contorte, come investite da un vento dallucinata follia. La messa in rilievo di uno status informe (psicologico) equivale in alcuni casi a una sorta di cancellazione metaforica, o a una denuncia in blocco di cose di cui non sappiamo altro se non che sono paurosamente presenti, allesterno, oggettivamente, e nello stesso tempo allinterno di noi: complesse,inestricabili. sentiamo di farne parte . Per questo le figure restano indistinguibili, organizzate e insieme sollecitate in vischiosi, arrovellati virtuosismi dinamici, sospinte a una definizione, rischiate in un groviglio magmatico. Che le figure si annettano la scena e lo spazio le inglobi, che si presentino come conformazioni accidentali di un paesaggio stravolto con conseguente e inquietante unificazione di pulsioni in contrasto provocando associazioni di natura malata, di natura malata , di umanità ridotta a condizione larvale in un meccanismo metamorfico animale vegetale inarrestabile (la stessa frontalità di quasi tutti i quadri è indizio di un moto chiuso , in conclusione di una stasi per spinte opposte), a volte annunciando un maligno ludus naturae, un indicazione di fratture e sconvolgimenti innaturali, e solo a tratti vi si può intuire un segreto risvolto salvifico subito represso, tutto questo non lascia dubbi sullintenzione dimostrativa di Oppi. Sul suo invito a un giudizio. Quella che potrebbe apparire unaccidentalità stilistica (ma alle spalle di Oppi si intravedono modelli precisi, da un certo fiammeggiante linearismo gotico filtrato dal simbolismo fino allorganicità di Max Ernst) si muta per proiezione psicologica in accidentalità della condizione umana. Il suo racconto pare fondarsi sul proposito di stimolare limmaginazione, la propria e laltrui, provocando uno sconto fra oggetti e /o figure in qualche modo familiari calati in una ambiguità mobile e oggetti e/o figure indefinibili dati con lausilio di un titolo ragionato come se fossero indiscutibilmente esatti. Appare perciò del tutto appropriato che un albero si trovi al di là e al di qua della finestra dalla quale è osservato, che con dirottamento spaziale e temporale Garcia Lorca incontri Cagliostro nel castello di S. Leo, o che pressato una titolazione suggestiva ciò che accade sulle due rive di un corso dacqua attenga indifferentemente alle raffinatezze della dinastia Tang; alla semplicità agreste di un fiume lombardo invasa da atmosfere livide da Loch Ness. Tutto è depistato altrove e ricondotto a uno stesso punto, proliferando il significato in situazioni proiettive, associative, tanto libere e instabili quanto, alla fine, rigorosissime.Ogni metaforica fuga per corruzione è anche e sempre una condizione dassedio.
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| Questo nostro tempo di bestie metalliche e mondi frenetici, ci porta un poco a rifiutare la pelle di rinoceronte che ci siamo costruiti intorno e a osservare con nuovi occhi e a sentire con nuovi cuori. Oppi porta dallItalia alla Caravan House Galleries (Novembre 1/18) una visione efficace di un mondo Gotico e Medioevale. E questo attraverso i sogni essenzialmente, personaggi di amore e di umanità piuttosto che i prevedibili tormenti dei poeti dannati....guarda Ma, nessun assenzio! Per esempio ti trovi avvolto in una diabolica montagna di colori, di minerali e sconosciuti e incredibili parti di corpo umano. E là felicemente, arrampicandosi fino ad un dirupo, è una minuscola coppia di amanti. Oppure uno stesso fianco di una donna diventa leruzione di una vulcano, un mazzo di passiflora, questo rende la scena gigantesca. Ci sono piccoli esseri, di solito bambini, nascosti tra verdure e smisurate forme animali. Forme e colori sembrano inventati, estratti con fatica dalle profonde miniere delluomo antico, ancora da spiegare alla gente semplice alla luce del giorno. Sembra essere qualcosa come una musica commovente suonata sotto i tuoi piedi che è tanto fantastica e misteriosa quanto le montagne si sviluppano dai tessuti umani. Le tue orecchie fischiano cercando di interpretarti questi suoni. Gotico è una parola evasiva, ma suona un campanello, per me almeno - lo spirito del Gotico, così si dice. Lelemento del mistero è qui, vigoroso, al quale va aggiunto il più grande segreto di tutto ciò che - come questo potere di demoni, eruzioni vulcaniche soprannaturali, Alto Medioevo, il mondo di Poe e Baudellaire - è fuso con sensibilità, con passione, la Nuova Nascita.
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| Attualmente alla caravan House Galleries si sta svolgendo una mostra di dipinti di un artista italiano; Daniele Oppi. Questo artista dipinge un mondo di cataclismi, sconvolgimenti nei quali luomo è ritratto come una minuscola creatura debole e indifesa, sopraffatta da forze incontrollabili. Questi quadri, pieni di ricchi colori, movimenti tumultuosi e ritmi mutevoli, sono accuratamente calcolati e dipinti con forme schizzate da prima nellinchiostro. Sebbene suggeriscano paesaggi soprannaturali di immagini relative sia alla tecnologia che alla anatomia dove figure simili a robot sono intrappolate tra cascate e vortici, leffetto globale non è un incubo, come si potrebbe immaginare. Le emozioni dellartista sembrano essere totalmente sotto il suo dominio.
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| (...)
Conviene conoscere, almeno a larghi tratti, la personalità dellartista.
Daniele Oppi è autodidatta solo nel senso scolastico della parola, ma
la sua esperienza ha radici profondamente abbarbicate in una cultura cosmopolita
che spazia dalla vecchia Europa allAmerica e si proietta pure in
Estremo Oriente.
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| La
prima volta che ho visto Daniele Oppi, laltro giorno alla Galleria
La Loggetta di Castiglioncello, era sommerso dal chiacchiericcio
della solita signora blasé o pseudo blasé innamorata del problema dellalienazione,
del rapporto tra luomo e la macchina. Forse per questo, per un senso
quasi di usura che non si può non avvertire in tanti (troppi) discorsi
che si fanno sullarte con Oppi sè parlato di poco o nulla.
Era meglio affidarsi agli occhi, leggere le sue tele in cui la cosa più
importante è il colore e leggerle significa lasciarsi guidare dallarabescato
inquietante delle sue linee, dai suoi vortici che afferrano gli spettatori
e lo trascinano e lo dominano: una sorta di gorgo in cui è facile perire
perché Oppi non lo odia e non lo odia anche perché ne avverte il fascino.
Ammesso e non concesso che la civiltà della tecnica sia un male, sembra
dire Oppi, è un male ambivalente.
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| Daniele Oppi, molto più conosciuto allestero che in Italia, dove pure abita in una comunità di artisti nella cascina del Guado, ha deciso di comunicare anche a noi i suoi messaggi, meglio le sue proposte con una mostra alla Galleria Angolare (Via Clerici 13 Milano). Lo presentano W.D. Allen dell Arts Magazine di New York e Mario De Micheli. Oppi non ancora quarantenne, è il classico figlio dellattuale società dibattuta tra luomo e la tecnologia, tra i valori di cioè che si è e di ciò che si possiede: nei suoi quadri, maturati nella meditazione sottile di problemi che evadono dal puro campo pittorico, questo urto appare fragoroso. Lartista non si rassegna allaccettazione di un mondo disumano, dove il mito della macchina sovrasta paesaggi che sembrano svolti da colossali catene di montaggio: così richiama nella sua pittura, grazie a una mano abile e ubbidiente, gli elementi eterni del vivere, primo fra tutti lamore (...), e poi lamicizia, la solidarietà, la coscienza. Non a caso la superficie delle sue tele è dominata da un intrico di braccia che si cercano e si avvinghiano e si uncinano come a difendere lindividuo da incombenti mostri onnivori. Ha scritto Mario De Micheli: sotto certi aspetti Oppi è un visionario, ma sotto altri si può intuire che la sua visionarietà scaturisce da una persuasione intellettuale. La persuasione, vorremmo aggiungere, dei poteri dellesorcismo.
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| Daniele
Oppi, dopo i successi recenti di San Paolo e di New York, che lo hanno
fatto entrare nei grandi musei come uno degli artisti contemporanei più
personali ed impegnati, ha esposto un gruppo di dipinti e disegni alla
Galleria Angolare a Milano, dopo un periodo di assenza dalle mostre.
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| Il processo di decantazione in essere nella ricerca di Daniele Oppi (Galleria Angolare) dimostra una consapevolezza critica fuor del comune. Da una pittura dove lurgenza espressiva portava ad eccessivi ingorghi ed affollamenti, egli sta passando a forme più rapprese. E proprio in questa contrazione, limmagine trova unintensità quasi gestuale che, prima, si diluiva in un intrico un tantino sfiancato.
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| Daniele Oppi alla Galleria I Volsci
GCA, Ecomond Press -1971 |
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| (Galleria Angolare) (...) Artista di temperamento estroso, che si affida soprattutto al suo intenso cromatismo, ad una immediatezza espressiva che negli spazi recentemente individuati trova lavvio a più ampi e maturi raggiungimenti.
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| (Caravan
House, 132 East 65 th Street - Manhattan) (...) per un quadro -mi
ha detto- sono molto imbarazzato, perché tre persone reclamano la priorità
dellacquisto. Oppi ha quasi completamento abbandonato la pittura
su tela, egli usa un truciolare, un impasto cioè di truciolo di legni,
trattato con stucco e vernice di nitro. Sul pannello così ottenuto, Oppi
costruisce con colori acrilici le sue opere quasi Freudiane. Rappresenta
le cose che sono dentro di lui e gli sono state segnate da ciò che succede
fuori di lui. La rappresentazione ondeggia tra lastratto e il figurativo.
La chiamerei, in molti casi, una pitture psichedelica. Lartista
cerca di capire le forze che ci agitano dentro, e da questa ricerca nascono
i suoi ritratti che sono composizioni esteticamente piacevoli
e di forte incisività.
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| La
domanda posta, e cioè intendere le forze interiori delluomo allinterno
della stessa natura dellartista, portò Oppi fin da tre anni fa a
eseguire portrait di quelle parti sotterranee, piene di forza,
della nostra personalità: una esuberante serie di pitture aventi un potente
denominatore comune ma senza ripetizione. Forse a causa dei legami con
la tradizione pittorica italiana, questopera quasi Freudiana è calma
e disciplinata, oggetti con i quali si può vivere, potenze di notti selvagge
dominate dal poeta, dallartista creatore della gioia visuale.
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| Daniele Oppi, messo per la prima volta in buona luce nei concorsi studenteschi dellanno scorso, quando aveva appena diciassette anni, è naturale che, ora che ne ha diciotto, faccia la sua brava mostra personale. Vedremo, anzi vedrete, cosa farà a venti, trenta e così via. E una mostra, però, piuttosto alla buona nel simpatico ambiente dove si raduna la godereccia Famèia Bulgnèisa, ossia in un locale di via Cesare Correnti ben noto ai buongustai della zona: nutrita tuttavia dal tuttaltro che effimero e presuntuoso istinto di questo semi-esordiente, il quale non ha nulla né del primitivo, né tantomeno, dellinfantile; ma che rischia lo stesso interessare per quanto, anche tra qualche non sospetta acerbità, ci comunica duna sua più che evidente sensibilità inventiva ed espressiva. Ce ne dobbiamo compiacere? Direi di sì dato che non abbia smanie di arrivare, o se non si fida troppo delle sue stesse buone qualità: insomma se capisce da sé che certe tappe, specie quando si raggiungono così presto, valgono solo se si è capaci di superarle.
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| La
Gioventù studentesca di Milano ha ordinato nel Teatro
della Basilica (in piazza S. Eufemia) una mostra-concorso di studenti
delle scuole medie che disegnano, dipingono, scolpiscono quasi sempre
già rivelando i vari temperamenti e caratteri.
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