SINTESI
Daniele Oppi è nato a Milano il 9
febbraio 1932. Ricercatore creativo nel campo della comunicazione si dedica
fin dalla giovinezza al rapporto fra gli studi umanistici e la scienza e
tra esistenzialità e progetto utopico.
Dipinge da oltre cinquant’anni con rispetto unito a scetticismo riguardo
all’impostazione del mercato delle opere d’arte e alle consuetudini
generate dalla mercificazione invalsa nel secolo scorso. Oppi è perplesso
riguardo ai sistemi di fruizione e di raccordo tra “cittadini”
e arte: oltre a dipingere, lavora per l’innovazione e la riconciliazione
tra creatività e società (ove è possibile, vive per
dipingere e non dipinge per vivere).
Ha esposto, invitato, in molte parti d’Europa, Americhe e Asia.
E’ pittore, scrittore, saggista, e didatta.
Per segnalare il suo ultimo tratto di strada: ha fondato nel 1991, con un
nucleo di artisti e autori di tutte le discipline, la cooperativa RACCOLTO,
struttura propositrice di modelli di cambiamento tra arte e committenza.
Ha vissuto e lavorato per 35 anni alla Cascina del Guado, sulle rive del
Naviglio Grande in Robecchetto con Induno, a 30 Km. da Milano, sede di continue
e incessanti ricerche socio culturali da parte di diversi gruppi transgenerazionali.
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Giuseppe
Oppi, padre di Daniele. Invito ad una mostra di fotografia. 1954.
Giuseppe, imprenditore, fu tra i fondatori dell'Unione Poligrafici
nel 1946. |
Lina,
maestra elementare a Tre Palle (Comune più alto d'Europa)
Sondrio, mamma di Daniele. 1928 |
Daniele Oppi nasce a Milano il 9 febbraio 1932. Suo maestro di vita e lavoro
è il padre Giuseppe.
Trascorre le estati dell’infanzia in Valtellina a Chiesa Valmalenco
e a Sondrio presso il nonno e gli zii Samaden, dove accumula il suo bagaglio
di sogni e di sentimenti. Lunghi intervalli a Igea Marina, sull’infinito
Adriatico.
Le sue prime vedute sono chine e tempere di Valtellina, a partire dal 1944.
Adolescente frequenta le medie al Convitto Nazionale di Sondrio.
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Il
piccolo Daniele, con le sorelle Gabriella e Miriam e la mamma a
Sondrio. 1941 |
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Forse
il primo lavoro grafico "ufficiale" di Daniele Oppi (14
anni).
Il biglietto d'auguri per i vent'anni di matrimonio dei genitori.
1946 |
E’ al Liceo Classico Parini a Milano. E’ con i fondatori della
prima “La zanzara” e di “Mefistofele”. Nel
1948 riceve il premio di pittura “Gioventù
studentesca” indetto al Teatro della Basilica tra studenti
di licei non artistici. Per la poesia riceve il premio Giovanni Raboni.
(Giuria: Leonardo Borgese, Eva Tea, David Maria Turoldo, Wittgens
Gengaro) cfr. articolo L.Borgese su Corriere della
Sera e opuscolo (“La Giostra”) Articoli di Ugo Nebbia e altri.
Leonardo Borgese ne ricava un lusinghiero spunto critico sul Corriere della
Sera: “(...) Daniele Oppi mostra di avere molta e niente affatto
gratuita fantasia e una straordinaria forza nel rappresentare pittoricamente:
vedremo cosa farà a venti, a trent’anni e così via (...)”
Ma il giovane Oppi recalcitra davanti all’ipotesi corrente di “artista”,
che egli si prefigura come diminutio capitis, o come rimozione d’impegno.
Non cercherà mai di conoscere personalmente Leonardo Borgese, cui
deve pur sempre infinita gratitudine per l’energia vitale donata e
per l’emozione provocata dalle sue righe sul Corriere.
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La
fiera (o la Giostra) opera vincitrice del premio "Gioventù
studentesca". 1948 |
Per la piccola ma
famosa azienda paterna specializzata in decalcomanie, esegue molte pietre
litografiche per soggetti turistici e molti marchi di fabbrica.
Sulla pietra litografica prepara le sue prime prove d’arte prendendo
confidenza con la grafica “a bottega”.
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Vetrofania
di Giuseppe Oppi, l'ironico disegno è dello stesso Oppi. |
1949: mostra “da Ettorino” in via Cesare Correnti,
a Milano, sede della "Fameja Bulgneisa" con Umberto Sgarzi.
Oppi si iscrive a lettere antiche alla Statale di Milano e conosce Antonio
Banfi. Partecipa alla fondazione del Circolo Universitario Milanese (CUCMI)
con Guarnaschelli, Spaltro, Spinazzola -1952-. Nello stesso anno si iscrive
alla prima Scuola Italiana Pubblicità alla sua fondazione: corso
diurno triennale, con frequenza obbligatoria (Preside Ravizza) Docenti fra
gli altri: Bellavista, Boggeri, Domeneghini, La Manna, Pesavento, Carboni,
Pintori, Brambilla, Formaggia, Lombardini, Tagliacarne, Cocco, Band Brunetti,
Veronesi.
Fonda con Mari, Scaglia, Rejna, Ainio, Cippelletti, Rolfi e altri la TIPAD
(Tecnici Italiani Pubblicitari Allievi e Diplomati), prima organizzazione-germe
della disciplina pubblicitaria delle generazioni “scuola”.
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Copertina
per Maserati. 1954 (Courtesy of maseraticlub.co.uk) |
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Lucio
Fontana con Lina Oppi. 1957 |
Oppi dipinge e disegna da autodidatta. Le sue opere giovanili riverberano
le lezioni di Sironi, Kocoschka, Savinio, El Greco, Grosz, Bosch. Tiene
aperte le pagine di un fitto diario.
Scattava così il meccanismo dicotomico tra una solitaria ricerca
della forma e del colore attraverso le tele, le carte, e gli interventi
creativi e immaginari nel campo dell’invenzione diretta di prodotti
di consumo e loro profilo all’interno (questa volta sì) del
mercato dei mercati, quasi Daniele fosse conscio di menomazione
di committenza.
Nel 1954 comincia l’attività di consulenza pubblicitaria per
la strategia dell’immagine. Lavora per Castelfranchi (Selezione Tecnica
Radio TV), Zucchi (nuovo logotipo del marchio), e nel 1956 incontra Ferenc
Pinter, cui affida il primo lavoro dello stesso in Italia, di pubblicità:
il biglietto di auguri di fine d’anno della Dany Pubblicità,
l’agenzia appena fondata.
Incontra l’Ing. (honoris causa) Innocenti e inventa il nome Lambretta.
Conosce Joe Magro di La Jolla California che in via Farini tiene con la
moglie Alice uno studio di serigrafia applicato alla grafica (il primo in
Italia). Joe, quando rientra negli Usa, sospinto dalla Coca Cola di cui
è responsabile pubblicità, cede a Oppi il suo impianto che
Oppi introduce come base per la stampa delle decalcomanie, fino a quel momento
realizzate in litografia.
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| Con
Agustin Español Viñas e Franca. 1965 |
Nel 1966 l’Agenzia Dany Pubblicità è ormai cresciuta
a dimensioni medio-grandi per quegli anni: l’amico Armando Testa
se ne compiace. Oppi, nei 10 anni di attività diretta (1956-1966)
ha creato la linea Chicco per l’Artsana, l’ago Pic, la grappa
Bocchino, nuove forme di packaging per le bambole Ratti e per Pongo, il
marchio Boario, ecc. fino all’invenzione e creazione di Brooklyn
-la gomma del ponte-, (cfr. per questo periodo il volume
Arnaldo Romanelli La Pubblicità, annuario Bompiani, Il Millimetro,
oltre a Gianluigi Falabrino “A dir le mie virtù” Garzanti
1993).
Oppi quindi, già dal 1954, si presentava come protagonista nei
linguaggi di comunicazione creativa legati all’impresa, creando
tra l’altro, nei dodici anni seguenti:
Lambretta (nome e marchio)
Zucchi (logo)
Isolabella (concetto erbe)
Selezione di Tecnica Radio TV (testata editoria)
Chicco (nome, linea, marchio e strategia)
Ago Pic Indolor (concetto, marchio, modello)
Boario (slogan, marchio)
Bocchino (nascita concetto grappa nobile consumo, bottiglia,
marchio)
Libarna (nome e bottiglia)
Brooklyn, la gomma del ponte (invenzione mercato Italia
del chewing gum lastrina, marchio, immagine, slogan e video)
Barone Tino Ruggi (autointerpretazione di personaggio
della moda in Atene: Dupont de Nemours e Burlington)
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Bozzetto
originale per Perfetti. Nasce la Gomma del Ponte. 1966 |
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Lo
studio di via Don Gnocchi a Milano. 1966 |
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Atene,
il Barone Tino Ruggi (alias Daniele Oppi) con la compagna Franca,
a sinistra,
e il responsabile della Burlington. 1967 |
Questi dodici anni passano in una sorta di vita parallela a quella del
"pubblicitario", che può essere definita clandestina,
caratterizzata da studi e approfondimenti umanistici costanti
e nell’esercizio continuo dell’espressione pittorica e letteraria,
con la scrittura -ancor oggi inedita- dei suoi testi.
Maturava però la necessità di una strappo conflittuale e
conciliatore che mettesse in campo l’insieme dell’esistenzialità.
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La
mostra a Palazzo Trivulzio a Milano. 1966 |
Un
gessetto del 1951. |
Il 1966 è
l’anno dell’uscita di Oppi dall’attività ufficiale
pubblicitaria, che l’ha visto impegnato su temi concettuali
strategici creativi (quasi mai nella grafica applicativa, che Oppi riserva
solo alla ricerca pura pittorica).
In quell'anno parte per il Giappone invitato dal Corriere della
Sera e discute a Tokio con Armando Testa dei rischi della pubblicità
per l’artista: profezia di Armando, “smetti, lascia e vivi
l’arte” (lacrime comuni di emozione).
Oppi nel ‘66 apre tutti gli archivi e “magazzini di pittura”,
ignoti ai più, per presentare oltre 250 opere a Palazzo
Trivulzio in piazza Sant’Alessandro, dopo una campagna
di opinione fatta con Dino Buzzati e David Maria Turoldo per Padre Ettore
Turrini (Servita) sull’Amazzonia.
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| Con
Padre David Maria Turoldo al Guado. |
Si trattava del segnale di svolta nelle esperienze di Oppi che da quel
momento, pensando di scomparire letteralmente dal mondo della professione
di “pubblicitario”, si ritirava in uno studio di pittura segreto,
in Milano, dopo essersi rifugiato per alcuni mesi a Sotto il Monte dall’amico
Padre Turoldo. Iniziava la sua frequentazione con Mario
Spinella e l'attività al Circolo La Melagrana in via Fieno
a Milano.
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Con
Padre Eligio mentre presentano "Mondo X"
e il progetto "Telefono Amico". 1965 |
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| Franca
e John Lally. |
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Ma solo due anni dopo Daniele Oppi veniva chiamato a realizzare da esperto
di comunicazione il canto del cigno della sua attività pubblicitaria,
catturando tutte le immagini definitive Brooklyn direttamente
a New York.
Una sortita finale: si concludeva la fase delle “vite parallele”.
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| Daniele
Oppi viene presentato al Comandante Rotta, nell'ultimo viaggio della
Raffaello che lo porterà, con Franca e l'amico Vittorio Brevi
a New York |
Con
Franca nella Grande Mela,
sul terrazzo della Caravan House Gallery |
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| Daniele
e Franca sul transatlantico. |
L’anno successivo
l’artista lascia dietro di sè ogni privilegio finanziario
e si trasferisce a New York ove privo di ogni mezzo, mette alla
prova al vivo la questione della collocazione del pittore al centro metropolitano
dell’arte contemporanea. E’ con la sua compagna Franca e l’amico
Vittorio Brevi, presentato da Mario De Micheli. Conosce
Topor da Lefebre e incontra Evergood, Donati, Jasper Jones, Rauschenberg.
Molti collezionisti, tra cui Lowenhertz, Edy Giusti, Rosenberg, Dalle
Molle, Garibaldi, Di Lucia, Grace Lines e il Finch Museum, acquisiscono
sue opere. Dopo 10 mesi Daniele Oppi ritorna in Italia: lascia alle spalle
una mostra di grande successo sotto tutti i profili e porta con sè
le rassicurazioni circa la sua creatività. (Caravan House of East
and West, High Point Galleries, Foundation, poeta R.Tagore)
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| Caravan
House Gallery. 1969 |
Siamo alla fine del 1969 e
non avviene il ritorno a Milano: Oppi si insedia alla Cascina del
Guado sul Naviglio Grande nel Parco del Ticino a Robecchetto con
Induno, intravista prima di partire e acquistata al ritorno. Qui inizia
una attività pratica/intellettuale che vede svilupparsi tra l’altro
anche un laboratorio di serigrafie d’arte.
Collaborano artisti come Fomez, Sommaruga, Santucci, Tavernari,
Amato, Baranzelli, Viñas, Brevi, Granetto, Selig, Firscheim, Baviera,
Gragnani, Lacquaniti, De Lima Medeiros.
Molti giovani iniziano qui la loro esperienza creativa e propositiva (Capano,
Pizzi, Di Corato, Suman, i fratelli Rosa). Oppi suicida la quotazione
dei propri dipinti (da 8.000 a 800 dollari per un 70x100), "Fontana
ha tagliato la tela, io taglio la quotazione". L'operazione suscita
sgomento tra gli operatori di mercato.
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| Angelo
Dalle Molle con Marisa Dossena davanti alla Cascina del Guado. |
Al
Guado con Tubino. 1974 |
Oppi è protagonista di un dibattito culturale sul campo, proponendo
un laboratorio permanente di creatività. Tra i testimoni, Emilio
Tadini, Albe Steiner, Mario De Micheli, Giorgio Seveso, ecc.
Entra nella collezione Hans ed Esther Grether di Basilea con 8 opere.
Oppi espone nel 1970 a San Paolo in Brasile alla Galleria Cosme Velho.
Qui conosce Ungaretti, Santi, Simoncini, Maria Auxiliadora, Volpi, Mucci,
Pietro Maria Bardi, Colangelo. Il museo Ibirapuera (oggi MAM)
acquisisce un’opera. Molti collezionisti, tra cui Rivetti,
Dalle Molle, Matarazzo, Banco Bonfiglioli, Sodrè, Da Silva si avvicinano
al lavoro di Oppi.
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| Testo
di Daniele Oppi sul computer. 1970 |
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| Vetrina
della Galleria Cosme Velho a San Paolo del Brasile. 1970 |
Dal
catalogo della mostra e Lenox.
High Point Galleries. 1969 |
Alla Cascina del Guado continua l’opera creativarivolta al sociale,
ai giovani e ai loro fermenti: nasce il Guadolibro (12 numeri), il Guadogiornale,
il bar Italia di Malvaglio, con una serie di mostre che
vanno fino al 1980 (cfr. elenco allegato) e iniziative di animazione teatrale
con i giovani: David Oppi, Piero Fabbri, Stefano e Davide Rosa, De Monticelli
(L’eccezione e la regola, Brecht - Edipo Re - Sofocle) I Numantini,
Yu Kung.
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| Incontro
al Bar Italia a Malvaglio. 1972. |
Il
Guadino allestito come spazio espositivo per incontri. 1972
Al Guado comincia l'impegno sul campo sociale e culturale di Oppi.
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| Lo
studio dell'artista sul Naviglio Grande. 1970, presto nascerà
la Comune del Guado.
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| Con
Nuccio Condulmari alla personale del 1972 a "I Volsci"
di Roma. |
Si apre la fase della sperimentazione di una comunità produttiva
autosufficiente che porta nell’arco di tempo di 8 anni
al consolidamento definitivo di una cooperativa -detta del Guado- che
va specializzandosi nella comunicazione sociale per gli Enti Locali. Durante
questo periodo Oppi progetta un modello di mostre d’arte decentrate,
un regolamento generale per l’editoria comunale, fissa schemi comportamentali
tra artisti e società organizzata, fonda un atelier di serigrafia
d’arte, contesta nella pratica la quotazione dell’opera pittorica
suicidando il valore economico delle proprie opere.
Officia con Giancarlo Gragnani i funerali di una Galleria d’Arte
a Castiglioncello, crea il Guadolibro e il Guadogiornale, promuove seminari
e incontri.
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| Dal
catalogo della mostra a Castiglioncello alla galleria "La Loggetta"
di Giancarlo Gragnani. |
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Guadolibro.
Dall'alto, in senso orario, Tavernari, Santucci, Laquaniti, Oppi,
Amato, Delima Medeiros.
(Courtesy of Carlo Dameno) |
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| Il
pubblico ad una iniziativa del Guado. 1972 |
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Scorcio
del Bar Italia. Il locale, sede di incontri, letture e dibattiti,
era fornito di una ricca emeroteca. 1972 |
"La
stampa per la libertà",
una delle numerose cartelle prodotte alla cascina del Guado |
Fonda la Cooperativa "il Guado" nel 1973, al
servizio del decentramento della comunicazione e delle autonomie locali.
Questo periodo sperimentale, fatto di modelli ricompositivi tra esistenza
e attività, si esaurisce nella sua parte pragmatica alle soglie
degli anni ‘80 con un suo duro intervento relato a Expo Arte ‘80
di Bari durante il Convegno “Arte e Committenza Pubblica”.
Si trattava di una prima summa di temi che sono poi riapparsi razionalizzati
e ricostruiti per essere immessi nel concetto fondativo della Cooperativa
Raccolto, a dieci anni di distanza circa (novembre 1990).
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| Con
Hedy Giusti Lanham al Guado. 1970 |
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| Con
Paloma Picasso alla personale all'"Angolare" di Milano
nel 1971. |
Daniele Oppi vede presentare a Milano la sua articolazione concettuale
de “Il periodico Comunale” (Palazzo
Isimbardi,1978, Coop. Guado, Coop.Nuova Brianza). Suo allievo che
proseguirà in questo cammino è Giuliano Bianucci.
E’ interessante notare come già dal 1973 Aldo Falivena presenta
in Rai-TV - Servizi speciali del Telegiornale - un servizio girato al
Guado, dal titolo “Padri e Figli” (20 minuti), mentre nel
1975 alcune testate (Panorama, Il Milanese, ecc.) realizzavano dei servizi
sulle esperienze socio culturali della cascina del Guado, mentre “Abitare”
presentava un ampio servizio fotografico sulla sua struttura.
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| Nel
suo studio sul Naviglio. 1973 |
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| Dall'invito
alla mostra del 1978 alla Galleria Il Salotto di Como. |
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| Daniele
Oppi, Presidente dell'Associazione Italiana Termalismo.
Qui con Luigi Granetto a Bognanco. 1984 |
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| "TuttoTerme".
Per Gianni Mazzocchi, Oppi progetta, nel 1984, il trimestrale
che si occupa di termalismo. |
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| Compagni
di impegno: Giuseppe Baglio e Sandro Boldrini. Anni '90 |
Nel 1986 Oppi affronta il problema dell’immagine globale e unitaria
della città di Rimini, crea un monumento per la Resistenza a Pero,
si occupa degli sviluppi dell’immagine turistica italiana, aprendo
anche antiche consuetudini con la comunicazione, realizzando il
progetto strategico “Undici fonti di acque minerali con un solo
marchio” (Bognanco).
E’ anche l’epoca delle opere pittoriche di grande
formato.
Attua il progetto interattivo tra computer e pittura preparato per la
Triennale di Milano con l’appoggio incondizionato della
Unisys e intitolato “L’artista incontra il computer”,
progetto naufragato per le lobbies di potere che oscuravano la città
natale in quel periodo.
Si trattava di una puntualizzazione di molte metafore dell’immaginario
di Oppi, già individuate nel 1969 da Mario De Micheli, approfondite
nel 1980 da Roberto Sanesi e infine lette con grande lucidità da
Mario Spinella con il testo “Il labirinto della memoria”,
e da Luciano Prada con “L’inquietudine adulta”.
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Daniele
Oppi al lavoro con Franca e con i tecnici per "L'artista incontra
il computer". 1989 |
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Mario
Spinella a Sedriano Art. 1994 |
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| Rosemary
Ann Liedl Porta e i figli Mario e Giovanni ospiti al Guado (con
Margherita non nella foto) dopo la scomparsa di Antonio. |
Durante
i 23 anni passati sino al 1990 si formano al Guado nuove cooperative del
settore poligrafico, esperti di comunicazione, pittori (Coop.Guado, Bianucci,
Longobardi, Rolle, Magistrelli, Suman, Neri, Crespi, ecc.)
Si progettano nuove proposte nel campo della ceramica (con Vinotti,
Nicolini del finalese) del ruolo dell’arte (Seveso) con
una intensa serie di interventi anche nel settore dell’immagine
per gli Enti Pubblici, per il termalismo con l’Editoriale Domus,
i territori del tempo libero (Rimini, istruzioni per l’uso) e nel
campo della telematica.
La cascina viene spesso utilizzata per incontri, stages di lavoro e ricerca,
con una biblioteca ed emeroteca di oltre 14.000 esemplari.
Nel 1990 ricerca una soluzione rinnovata di comunicazione animando un
breve e significativo ciclo di mostre negli spazi del Teatro Nuovo di
Milano che battezza Artinteatro.
Infine nell’inverno del 1990 concepisce il Raccolto, l’opera
delle opere, una suggestiva provocazione intellettuale sul “fare”
della creatività. Aderiscono alla nuova cooperativa artisti e autori
di chiara fama.
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| La
nascita della Cooperativa Raccolto a Morimondo nel 1991. |
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| Un'assemblea
del Raccolto nel giardino della Cascina del Guado. 1998 |
A partire dalla cartella promossa a Firenze nel dicembre 1991 da Giulio
Baruffaldi, contenente l’opera-trittico “questione di punti
di vista” (3 litografie formato 70x100) Oppi elabora i frattali
che discendono da questo lavoro, portando avanti la ricerca a mille uscite
caratteristica del suo lavoro degli ultimi anni, sospesa tra astrazione,
costruttivismo, surrealtà e pragmatismo.
La Cooperativa Raccolto ha eletto la sua sede presso la Cascina del Guado,
dove riprende vita la fase del progetto-utopia, e dove Oppi ha creato
ed elaborato l’impianto di nuovi modi di inventare e comunicare
arte con piani mirati al rapporto tra arte e collettività (piani
regolatori dell'arte).
Nel 1992 porta a Firenze in Piazza Santa Croce, sotto
il tendone tensioattivo dei libri, gestito da Rita Bellentani, gli artisti
Alinari, Altamira, Baratella, Baruchello, Bertolasi, Ben Dhiab, Bonfiglio,
Calabrese, Callegari, Corsini, Crivelli, Deodato, Fabbri, Farulli, Floreanini,
Galli, Ghelli, Homma, Instabile Quick, Isgrò, Leddi, Ann Liedl,
Limoli, Marcovig, Mori, Oppi, Pey, Petrus, Pinto, Pizzi, Porta, Prada,
Raboni, Sanguigno, Sesia, Seveso, Sinigaglia, Solmi, Spadari, Spinella,
Stasi, Stenius, Tadini, Tajè, Ventura, Vinotti, Zosi.
Sono i protagonisti
del Raccolto che testimoniano davanti a 4.000 persone al giorno per tre
settimane (11/4 - 3/5/92). Francesco Oppi, 22enne, è alla
sua prova “di contatto”.
Con Ernesto Rossi e Angelo Bissolotti prepara il progetto interattivo
del rinato Teatro San Gregorio a Milano, Salone del Treno.
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| Con
Giuseppe Giovanni Battaglia, abitante del Guado per alcuni mesi.
1995 |
L'artista
con il caro Sheba, pastore maremmano. 1999 |
Nel 1993 Oppi è incaricato da Brufo Editori per conto della Regione
Umbria e dell’Università di Perugia a tenere uno stage
full immersion presso la Cascina del Guado su arte e comunicazione,
e chiama i vecchi amici Mario Belli, Giorgio Caldara e Roberto Scaglia
a collaborare (un ulteriore corso verrà ripreso all’inizio
del ‘94 a Perugia).
Dipinge un gruppo di 25 opere su tela cm. 70x100 e sviluppa una serie
di tesi elaborate dal tema Raccolto, oggetto di conferenze, incontri e
dibattiti chiarificatori riguardo la politica della comunicazione della
cultura e delle arti, mentre la cooperativa rafforza la costruzione dei
Piani Regolatori Generali con Massimo Silvano Galli, Franca Stangherlin
e con i contributi di un nucleo attivo di ricerca composto da Correggiari,
Doniselli (poi dimissionario), Fabbri, Gio Ferri, Granetto, Lo Russo,
Manzoni, Manzotti, Marchesotti, Monico, Oldani, Piludu, Prada, Sesia,
Seveso, Spinella, Stasi, Viggi, Vizioli, Zoppini e altri che aprono a
nuove situazioni su diverse città e regioni italiane.
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| "Usciamo
dalla catastrofe" - Dissemination, Milano. 1992. A sinistra
si riconoscono il critico d'arte Giorgio Seveso e gli artisti Silvio
Manzotti e Giovanni Rubino. |
Nel febbraio 1994 festeggia il suo 62° compleanno con la personale
intitolata “Usciamo dalla catastrofe” a Dissemination
di Milano, con oltre 30 opere recentissime e alcune opere testimoni del
1949.
In ottobre concepisce una mostra/evento da realizzare in Germania con
l’assessorato pubblica istruzione e Servizi sociali Burgerhaus di
Mannheim, in collaborazione con quella città e
presentata da Helmut Orpel.
“Begegnung mit Italien” vede un gruppo di
pittori, il poeta Massimo Silvano Galli e il compositore Giuliano Zosi
in un intervento originale e interattivo di grande successo per il Raccolto.
Nel 1995 Oppi riflette con il gruppo sull’impatto della proposta
artistico culturale della cooperativa ed elabora nuovi esperimenti di
comunicazione, lavorando anche nella sua pittura sui concetti di nuovi
“frattali” ad associazione e dissociazione di spazi, temi
e colori.
Nell'ambito della cooperativa RACCOLTO si occupa in forma innovativa di
editoria periodica, ispirando la concettualità grafico-redazionale
della rivista “i democratici”.
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| "I
democratici". Daniele Oppi con il Raccolto ispirò la
concettualità
grafico-redazionale della rivista. In copertina Roberto Sanesi.
1995 |
Concepisce la mostra “Arte & Gelato” alla Fiera
Campionaria di Milano, e organizza due importanti interazioni
tra produzione/lavorazione artigiana del legno e l’arte (Saie
due di Bologna e Forum di Assago), promuovendo così la produzione
del settore.
Lungo il 1996 porta a termine una serie di proposte per la valorizzazione
e la rinascita delle attività culturali della Società Umanitaria,
dove installa con l’equipe del Raccolto la mostra delle copertine
di 13 anni di Linea d’Ombra. Per la stessa rivista cura lo
stand del Salone del Libro di Torino. Seguiranno mostre storico-didattiche
curate collaborando con Arturo Colombo (Fondazione Bauer, Fondazione Ada
Gobetti).
Inventa e realizza “In medio stat virtus”, una originale monografia
cult per la Mediofactoring, mentre immagina il grande cantiere
delle Stagioni dei Chiostri dell’Umanitaria per il 1997, dopo aver
rianimato l’antico e storico periodico “Il Foglio dell’Umanitaria”
(nato nel 1907).
Franco Floreanini con Giacomo Lodetti, della storica Libreria/Galleria Bocca
in galleria Vittorio Emanuele, lo invitano per una esposizione e
per una incisione dedicata alla rivista Arte Incontro, realizzata
nel maggio del 1998.
La Mediofactoring (Gruppo Cariplo) approva il suo progetto creativo “Astrolabio”,
bussola e clessidra, 1998/2000. Realizza il bassorilievo Astrolabio.
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| La
testata "Lo Spazio delle Cose", il giornale con cui Oppi
sostituiva il catalogo alle proprie mostre.
Robecchetto con Induno Palazzo Arese 1997.
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Invito
alla mostra alle Segrete di Bocca di Giacomo Lodetti. 2002 |
Il Comune di Robecchetto -dove l’artista risiede da oltre trent’anni-
gli dedica una mostra antologica personale dal 30 novembre 1997
al 9 gennaio 1998, intitolata: “Il sonno della ragione genera
mostre”.
Nel 1995 si assestavano le posizioni pragmatiche interne al RACCOLTO, in
base ai cambi sussultanti della storia universale, nazionale, locale e individuale
esterna che, mentre fa intravedere una affannosa rincorsa del presente verso
gli obiettivi che Oppi e i suoi compagni si erano già prefissi nel
più recente passato con il Raccolto, vede rinverdirsi attraverso
una diffusa episodica individuale qua e là emergente le tesi collettive
codificate già dal novantuno con la fondazione della cooperativa.
Questa “episodica individuale” si spende nello sforzo di applicare
in termini personali e scollegati i piani immaginati e predisposti per realizzazioni
corali e organizzate: il che è fenomeno incoraggiante e segnale positivo
della validità delle tesi, che si confermano preziose prima di tutto
per i contenuti prima ancora che per le modalità operative studiate
per appoggiare la buona riuscita pratica (coordinamento cooperativo).
La prova positiva del risultato è in gran parte raggiunta, se è
vero come è vero che le ipotesi fondative del RACCOLTO non prevedevano
(e non prevedono) un fine di potere egemonico e strumentale di tipo tradizionale:
certamente è però meno evidente quella piccola intensa finalità
legata alla solidarietà d’impresa cooperante.
Tuttora è in corso di sviluppo l’attività editoriale
del RACCOLTO che ha origine da antico radicamento risalente agli anni ‘70
(periodo coop Guado).
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| con
Gianfranco Draghi a Fiesole nel 1998 per il progetto "L'Orso
europeo. Ovvero il negozio dei giocattoli" realizzato per le
scuole di Ravenna con l'Ufficio Politiche Europee.
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La passione per le esperienze di innesto creativo nel campo del marketing
d’impresa (pubblico e privato) vede Daniele Oppi inventore (tra il
‘96 e il ‘98) di progetti di comunicazione per territori,
tra cui la Gallura, Valbormida e Valnerina.
Il Comune di Molcalvo nel Monferrato lo invita a una mostra personale intitolata
"Questione di punti di vista” nell’estate
del 1999 dove viene anche presentata l’immagine “Blu Notti Blues”
gemellato con Montreaux.
Nel 1999 è invitato a tre collettive tematiche (Comune di Milano,
Progetto di monumento - Centro Culturale Sassetti, Pier Paolo Pasolini -
Soc. Umanitaria, Arte da mangiare ).
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| Con
Sergio Ciulli a Capalbio. 2004 |
Al
lavoro su una grande tavola. |
Nel 2000 è chiamato a collaborazioni da Cariplo -Gruppo Intesa-
per compiti definiti di “critica costruttiva” su problemi
e strategie di comunicazione.
Viene invitato come visitor professor a tenere lezioni e conferenze
all'Accademia di Brera, in istituti scolastici e associazioni.
Gli viene affidato un secondo seminario per laureandi e neo laureati dell'Università
di Perugia organizzato dalla Regione Umbria.
Il 7 dicembre 2002 Il Comune di Milano ha deliberato di conferire a Daniele
Oppi la Medaglia d'Oro di Benemerenza Civica (Ambrogino
d'Oro)
con questa motivazione:
“Una vita dedicata e vissuta in nome dell’arte. Uno spirito
libero e trasgressivo quello di Daniele Oppi, indomito nel suo istinto
creativo che lo ha condotto, sempre ai massimi livelli, dalla pubblicità
all’arte. Sue alcune delle campagne pubblicitarie più importanti
degli anni sessanta, sue le iniziative artistiche milanesi più
d’avanguardia. Lungo il Naviglio Grande, alla ormai celebre Cascina
del Guado, ha saputo creare un fervente cenacolo culturale e artistico,
volto alla ricerca e all’approfondimento delle nuove forme espressive”.
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| Con
Rossana Bossaglia al Guado nello studio. |
Tra il 2003 e il 2004 approfondisce le ricerche, gli scritti e gli interventi
pratici verso le scuole dell'obbligo, il mondo dell'adolescenza e svolge
attività di formazione.
Si intensificano i programmi della coop Raccolto anche grazie alla nascita
di APE - Area Progetti Europa, il comparto del Raccolto che offre i servizi
e le attività per riconciliazioni incisive tra culture. Nel 2004
viene intervistato per un video sul rapporto tra Artista ed Acqua nell'ambito
della mostra "Monet, la Senna, le ninfee, il grande fiume e il nuovo
secolo" a Brescia.
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| Al
Guado con il dipinto per Giancarlo Puecher. 2004 |
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| Inaugurazione
della mostra postuma al Museu de Premià de Dalt - Barcellona.
Aprile 2006 |
Copertina
del catalogo della mostra all'Arengario di Monza. 2002 |
Le ultime tele (alcune incompiute) sono del dicembre 2005.
Daniele Oppi lascia le realtà tangibili il 25 febbraio 2006 a 74
anni appena compiuti, colpito improvvisamente da una malattia incurabile,
dopo aver donato con autentica passione una incredibile eredità
di fatti, pensieri e progetti.
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| La
commemorazione voluta dalla Società Umanitaria di Milano.
Storico Ente a cui Oppi fu molto legato.
Al tavolo il Presidente Piero Amos Nannini e il critico Giorgio
Seveso.
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Retro
dell'invito alla commemorazione dedicata a Daniele Oppi |
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| Copertina
del volume/catalogo dedicato alla Fondazione Museo di Arte Contemporanea
Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo.
La fondazione ha acquisito un dipinto di Daniele Oppi.
(Skira ed. 2007) |
Hanno
scritto di lui:
Mario De Micheli, Casimiro De Mendoça, Mario Albertazzi, William
D. Allen, Helmut Orpel, Giorgio Seveso, Monteverdi, Leonardo Borgese, Luciano
Prada, Maria Grazia Chiesa, Roberto Sanesi, Piero Fabbri, Mario Spinella,
Franco Floreanini, Massimo Silvano Galli, Pinuccio Castoldi, Dino Villani,
Pino Zanchi, Dorothy Hall, R. Cavanna, Luigi Bernardi, Curzia Ferrari, Francesco
Vincitorio, Gino Traversi, Quirino Da Silva, Ugo Nebbia, Domizio Mori, Rossana
Bossaglia e per l’occasione della mostra all'"Umanitaria",
l’Amico Arturo Colombo.
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