| "Trentadue
anni erano passati prima della mia nascita, infimo moscerino di miliardi, tesi contro il cristallo della grande finestra illuminata dalla vita e dalla morte". |
| Daniele Oppi | particolare da "il pittore", acrilico su tela 2002 - cm. 80x80 |
| "Daniele
Oppi, l’artista-pubblicitario che inventò il nome Lambretta Creò la linea Chicco, l’ago antidolore e lo slogan della «gomma del ponte» Pittore autodidatta s’impose con una serie di mostre a New York. Le sue opere sono ora esposte nei musei di tutto il mondo. Una vita dedicata all’arte. Amico di Padre Turoldo, fu poeta, docente ed editore. |
Un
uomo libero, trasgressivo e generoso, che ha vissuto in nome dell'arte e
della più profonda umanità. Una personalità poliedrica:
pittore, pubblicitario, poeta, operatore culturale, docente, editore. Nato
nel 1932 a Milano in via Carlo Tenca, Daniele Oppi iniziò a dipingere
da autodidatta a partire dal 1946. Si diplomò al classico «Parini».
Si iscrisse a Lettere antiche in Statale, mentre lavorava per l'azienda
del padre Giuseppe, un’importante tipografia. Frequentò la
prima scuola italiana di pubblicità. Si sposò nel '53 con
Alda di Subinaghi: nacquero i figli David ed Elisabetta. Oppi diede vita
nel '56 alla «Dany Pubblicità». Gli piaceva intervenire
tecnologicamente sul prodotto. Per l'Innocenti inventò il nome «Lambretta»,
pensando al fiume Lambro che scorreva vicino alla fabbrica e al rumore dell'acceleratore.
Creò la linea Chicco per Artsana e la tettarella antisinghiozzo, poi l'ago Pic, suggerendo l’angolo di taglio in modo che l’ago non procurasse dolore, convinse i Perfetti ad abbandonare il formato a pallina del chewing gum per passare alla lastrina, ideando «Brooklyn, la gomma del ponte». In parallelo continuò a dipingere, quasi segretamente. Nel 1962 incontrò Franca Stangherlin, il grande amore che gli diede la forza di lasciare quel mondo in cui si sentiva ingabbiato. Dopo essere stato per alcuni mesi nel convento a Sotto il Monte dall'amico poeta Turoldo, nel '69 Oppi abbandonò tutto e partì con l'adorata Franca per New York senza una lira in tasca. Riuscì a vivere solo con la pittura. Apprezzato dai massimi critici e artisti americani, ottenne un successo sotto tutti i profili con una mostra alla «Caravan House of East and West». Alla fine del '69 tornò in Italia e comprò la Cascina del Guado sul Naviglio Grande nel Parco del Ticino a Robecchetto con Induno. Qui nel '73 diede vita alla cooperativa del Guado, al servizio del decentramento della comunicazione. Ebbe da Franca due figli: Francesco e Daniela. Nel 1991 la cascina diventò anche sede de «II Raccolto», a cui aderirono artisti di tutte le discipline. Un'attività intrapresa con grinta, che adesso il figlio Francesco porterà avanti. Nel 2002 gli venne conferito l'Ambrogino d’oro dal Comune. Negli anni Daniele ha visto molte delle sue opere acquisite da musei e gallerie di tutto il mondo. Ora stava preparando un'antologica per festeggiare sessant'anni di pittura". (Franco Manzoni, Corriere della Sera, 7 marzo 2006). |
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1997 |
| SINTESI
Daniele Oppi è nato a Milano il 9 febbraio 1932. Ricercatore creativo nel campo della comunicazione si dedica fin dalla giovinezza al rapporto fra gli studi umanistici e la scienza e tra esistenzialità e progetto utopico. Dipinge da oltre cinquant’anni con rispetto unito a scetticismo riguardo all’impostazione del mercato delle opere d’arte e alle consuetudini generate dalla mercificazione invalsa nel secolo scorso. Oppi è perplesso riguardo ai sistemi di fruizione e di raccordo tra “cittadini” e arte: oltre a dipingere, lavora per l’innovazione e la riconciliazione tra creatività e società (ove è possibile, vive per dipingere e non dipinge per vivere). Ha esposto, invitato, in molte parti d’Europa, Americhe e Asia. E’ pittore, scrittore, saggista, e didatta. Per segnalare il suo ultimo tratto di strada: ha fondato nel 1991, con un nucleo di artisti e autori di tutte le discipline, la cooperativa RACCOLTO, struttura propositrice di modelli di cambiamento tra arte e committenza. Ha vissuto e lavorato per 35 anni alla Cascina del Guado, sulle rive del Naviglio Grande in Robecchetto con Induno, a 30 Km. da Milano, sede di continue e incessanti ricerche socio culturali da parte di diversi gruppi transgenerazionali.
Daniele Oppi nasce a Milano il 9 febbraio 1932. Suo maestro di vita e lavoro è il padre Giuseppe. Trascorre le estati dell’infanzia in Valtellina a Chiesa Valmalenco e a Sondrio presso il nonno e gli zii Samaden, dove accumula il suo bagaglio di sogni e di sentimenti. Lunghi intervalli a Igea Marina, sull’infinito Adriatico. Le sue prime vedute sono chine e tempere di Valtellina, a partire dal 1944. Adolescente frequenta le medie al Convitto Nazionale di Sondrio.
E’ al Liceo Classico Parini a Milano. E’ con i fondatori della prima “La zanzara” e di “Mefistofele”. Nel 1948 riceve il premio di pittura “Gioventù studentesca” indetto al Teatro della Basilica tra studenti di licei non artistici. Per la poesia riceve il premio Giovanni Raboni. (Giuria: Leonardo Borgese, Eva Tea, David Maria Turoldo, Wittgens Gengaro) cfr. articolo L.Borgese su Corriere della Sera e opuscolo (“La Giostra”) Articoli di Ugo Nebbia e altri. Leonardo Borgese ne ricava un lusinghiero spunto critico sul Corriere della Sera: “(...) Daniele Oppi mostra di avere molta e niente affatto gratuita fantasia e una straordinaria forza nel rappresentare pittoricamente: vedremo cosa farà a venti, a trent’anni e così via (...)” Ma il giovane Oppi recalcitra davanti all’ipotesi corrente di “artista”, che egli si prefigura come diminutio capitis, o come rimozione d’impegno. Non cercherà mai di conoscere personalmente Leonardo Borgese, cui deve pur sempre infinita gratitudine per l’energia vitale donata e per l’emozione provocata dalle sue righe sul Corriere.
Per la piccola ma famosa azienda paterna specializzata in decalcomanie, esegue molte pietre litografiche per soggetti turistici e molti marchi di fabbrica. Sulla pietra litografica prepara le sue prime prove d’arte prendendo confidenza con la grafica “a bottega”.
1949: mostra “da Ettorino” in via Cesare Correnti, a Milano, sede della "Fameja Bulgneisa" con Umberto Sgarzi. Oppi si iscrive a lettere antiche alla Statale di Milano e conosce Antonio Banfi. Partecipa alla fondazione del Circolo Universitario Milanese (CUCMI) con Guarnaschelli, Spaltro, Spinazzola -1952-. Nello stesso anno si iscrive alla prima Scuola Italiana Pubblicità alla sua fondazione: corso diurno triennale, con frequenza obbligatoria (Preside Ravizza) Docenti fra gli altri: Bellavista, Boggeri, Domeneghini, La Manna, Pesavento, Carboni, Pintori, Brambilla, Formaggia, Lombardini, Tagliacarne, Cocco, Band Brunetti, Veronesi. Fonda con Mari, Scaglia, Rejna, Ainio, Cippelletti, Rolfi e altri la TIPAD (Tecnici Italiani Pubblicitari Allievi e Diplomati), prima organizzazione-germe della disciplina pubblicitaria delle generazioni “scuola”.
Oppi dipinge e disegna da autodidatta. Le sue opere giovanili riverberano le lezioni di Sironi, Kocoschka, Savinio, El Greco, Grosz, Bosch. Tiene aperte le pagine di un fitto diario. Scattava così il meccanismo dicotomico tra una solitaria ricerca della forma e del colore attraverso le tele, le carte, e gli interventi creativi e immaginari nel campo dell’invenzione diretta di prodotti di consumo e loro profilo all’interno (questa volta sì) del mercato dei mercati, quasi Daniele fosse conscio di menomazione di committenza. Nel 1954 comincia l’attività di consulenza pubblicitaria per la strategia dell’immagine. Lavora per Castelfranchi (Selezione Tecnica Radio TV), Zucchi (nuovo logotipo del marchio), e nel 1956 incontra Ferenc Pinter, cui affida il primo lavoro dello stesso in Italia, di pubblicità: il biglietto di auguri di fine d’anno della Dany Pubblicità, l’agenzia appena fondata. Incontra l’Ing. (honoris causa) Innocenti e inventa il nome Lambretta. Conosce Joe Magro di La Jolla California che in via Farini tiene con la moglie Alice uno studio di serigrafia applicato alla grafica (il primo in Italia). Joe, quando rientra negli Usa, sospinto dalla Coca Cola di cui è responsabile pubblicità, cede a Oppi il suo impianto che Oppi introduce come base per la stampa delle decalcomanie, fino a quel momento realizzate in litografia.
Il 1966 è
l’anno dell’uscita di Oppi dall’attività ufficiale
pubblicitaria, che l’ha visto impegnato su temi concettuali
strategici creativi (quasi mai nella grafica applicativa, che Oppi riserva
solo alla ricerca pura pittorica).
L’anno successivo
l’artista lascia dietro di sè ogni privilegio finanziario
e si trasferisce a New York ove privo di ogni mezzo, mette alla
prova al vivo la questione della collocazione del pittore al centro metropolitano
dell’arte contemporanea. E’ con la sua compagna Franca e l’amico
Vittorio Brevi, presentato da Mario De Micheli. Conosce
Topor da Lefebre e incontra Evergood, Donati, Jasper Jones, Rauschenberg.
Molti collezionisti, tra cui Lowenhertz, Edy Giusti, Rosenberg, Dalle
Molle, Garibaldi, Di Lucia, Grace Lines e il Finch Museum, acquisiscono
sue opere. Dopo 10 mesi Daniele Oppi ritorna in Italia: lascia alle spalle
una mostra di grande successo sotto tutti i profili e porta con sè
le rassicurazioni circa la sua creatività. (Caravan House of East
and West, High Point Galleries, Foundation, poeta R.Tagore)
Siamo alla fine del 1969 e non avviene il ritorno a Milano: Oppi si insedia alla Cascina del Guado sul Naviglio Grande nel Parco del Ticino a Robecchetto con Induno, intravista prima di partire e acquistata al ritorno. Qui inizia una attività pratica/intellettuale che vede svilupparsi tra l’altro anche un laboratorio di serigrafie d’arte. Collaborano artisti come Fomez, Sommaruga, Santucci, Tavernari, Amato, Baranzelli, Viñas, Brevi, Granetto, Selig, Firscheim, Baviera, Gragnani, Lacquaniti, De Lima Medeiros. Molti giovani iniziano qui la loro esperienza creativa e propositiva (Capano, Pizzi, Di Corato, Suman, i fratelli Rosa). Oppi suicida la quotazione dei propri dipinti (da 8.000 a 800 dollari per un 70x100), "Fontana ha tagliato la tela, io taglio la quotazione". L'operazione suscita sgomento tra gli operatori di mercato.
Durante
i 23 anni passati sino al 1990 si formano al Guado nuove cooperative del
settore poligrafico, esperti di comunicazione, pittori (Coop.Guado, Bianucci,
Longobardi, Rolle, Magistrelli, Suman, Neri, Crespi, ecc.)
Concepisce la mostra “Arte & Gelato” alla Fiera Campionaria di Milano, e organizza due importanti interazioni tra produzione/lavorazione artigiana del legno e l’arte (Saie due di Bologna e Forum di Assago), promuovendo così la produzione del settore. Lungo il 1996 porta a termine una serie di proposte per la valorizzazione e la rinascita delle attività culturali della Società Umanitaria, dove installa con l’equipe del Raccolto la mostra delle copertine di 13 anni di Linea d’Ombra. Per la stessa rivista cura lo stand del Salone del Libro di Torino. Seguiranno mostre storico-didattiche curate collaborando con Arturo Colombo (Fondazione Bauer, Fondazione Ada Gobetti). Inventa e realizza “In medio stat virtus”, una originale monografia cult per la Mediofactoring, mentre immagina il grande cantiere delle Stagioni dei Chiostri dell’Umanitaria per il 1997, dopo aver rianimato l’antico e storico periodico “Il Foglio dell’Umanitaria” (nato nel 1907). Franco Floreanini con Giacomo Lodetti, della storica Libreria/Galleria Bocca in galleria Vittorio Emanuele, lo invitano per una esposizione e per una incisione dedicata alla rivista Arte Incontro, realizzata nel maggio del 1998. La Mediofactoring (Gruppo Cariplo) approva il suo progetto creativo “Astrolabio”, bussola e clessidra, 1998/2000. Realizza il bassorilievo Astrolabio.
Il Comune di Robecchetto -dove l’artista risiede da oltre trent’anni- gli dedica una mostra antologica personale dal 30 novembre 1997 al 9 gennaio 1998, intitolata: “Il sonno della ragione genera mostre”. Nel 1995 si assestavano le posizioni pragmatiche interne al RACCOLTO, in base ai cambi sussultanti della storia universale, nazionale, locale e individuale esterna che, mentre fa intravedere una affannosa rincorsa del presente verso gli obiettivi che Oppi e i suoi compagni si erano già prefissi nel più recente passato con il Raccolto, vede rinverdirsi attraverso una diffusa episodica individuale qua e là emergente le tesi collettive codificate già dal novantuno con la fondazione della cooperativa. Questa “episodica individuale” si spende nello sforzo di applicare in termini personali e scollegati i piani immaginati e predisposti per realizzazioni corali e organizzate: il che è fenomeno incoraggiante e segnale positivo della validità delle tesi, che si confermano preziose prima di tutto per i contenuti prima ancora che per le modalità operative studiate per appoggiare la buona riuscita pratica (coordinamento cooperativo). La prova positiva del risultato è in gran parte raggiunta, se è vero come è vero che le ipotesi fondative del RACCOLTO non prevedevano (e non prevedono) un fine di potere egemonico e strumentale di tipo tradizionale: certamente è però meno evidente quella piccola intensa finalità legata alla solidarietà d’impresa cooperante. Tuttora è in corso di sviluppo l’attività editoriale del RACCOLTO che ha origine da antico radicamento risalente agli anni ‘70 (periodo coop Guado). La passione per le esperienze di innesto creativo nel campo del marketing d’impresa (pubblico e privato) vede Daniele Oppi inventore (tra il ‘96 e il ‘98) di progetti di comunicazione per territori, tra cui la Gallura, Valbormida e Valnerina. Il Comune di Molcalvo nel Monferrato lo invita a una mostra personale intitolata "Questione di punti di vista” nell’estate del 1999 dove viene anche presentata l’immagine “Blu Notti Blues” gemellato con Montreaux. Nel 1999 è invitato a tre collettive tematiche (Comune di Milano, Progetto di monumento - Centro Culturale Sassetti, Pier Paolo Pasolini - Soc. Umanitaria, Arte da mangiare ).
Hanno scritto di lui: Mario De Micheli, Casimiro De Mendoça, Mario Albertazzi, William D. Allen, Helmut Orpel, Giorgio Seveso, Monteverdi, Leonardo Borgese, Luciano Prada, Maria Grazia Chiesa, Roberto Sanesi, Piero Fabbri, Mario Spinella, Franco Floreanini, Massimo Silvano Galli, Pinuccio Castoldi, Dino Villani, Pino Zanchi, Dorothy Hall, R. Cavanna, Luigi Bernardi, Curzia Ferrari, Francesco Vincitorio, Gino Traversi, Quirino Da Silva, Ugo Nebbia, Domizio Mori, Rossana Bossaglia e per l’occasione della mostra all'"Umanitaria", l’Amico Arturo Colombo. |
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